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Riccardo Andreoli ci parla della sua recente impresa: la conquista del Record Mondiale sulla cattura del Pesce Vela dell'Atlantico, "Istiophorus albicans", conseguito il 19 luglio 2005 alle Isole di Capo Verde. E lo fa con un racconto intimo e sentito, che mostra tutta la sua passione per un mondo, che ben pochi possono dire di conoscere quanto lui: quello della caccia nell'immenso blu oceanico.
Dall’ampia finestra sulla destra la luce si riversa sul tavolo di legno chiaro. Sul tavolo, un fucile enorme, tutto in legno, con un’asta da 10 millimetri, di due metri. Ad una estremità una testa di Gorgona di elastici serpentini, neri, cinque o sei, doppi. Provo timidamente a toccarlo, tento di alzarlo, riesco appena a muoverlo, peserà sette od otto chili. Appoggiati a fianco, nella pozza di luce, numerosi sconosciuti arnesi. Dietro, la voce mormorante, tranquilla, di un uomo nella larga parlata australiana.
È il luglio del 1997 e sono per la prima volta in Western Australia, a casa di Greg Pickering, che detiene due Record del Mondo di Pesca Subacquea. Uno, ad un magnifico Tonno Pinne Gialle di quasi centocinquanta chili. Ne stringo tra le mani incredule la fotografia. Preso esattamente con quel fucile, ora appoggiato sul tavolo.
È l’inizio di un Sogno. Sommesso, appena confessato a me stesso e certo non ad altri nel Mondo, che pesa lieve lieve sul retro della mente. Ma che lì resta, persistente, tenace. E che, pian piano, cresce, si irrobustisce, domanda attenzione, comincia a dettare scelte. La lenta acquisizione di tecniche apprese in anni in giro per il mondo, l’acquisto di materiale perfezionato per la pesca nel blu, inesistente e totalmente sconosciuto nei patrii lidi. La sperimentazione e invenzione, la personalizzazione di tecniche derivate da tutto quanto imparato. E pian piano il Sogno cresce, comincia a premere, vigoroso, per uscire, per essere riconosciuto. Fino a che non decido, davvero, per la mia Magnifica Follia. Mollo tutto, non sapendo davvero se davvero sarei ritornato, e parto per un Giro del Mondo dedicato alla Pesca Subacquea. In solitaria, pochi accenni di luoghi e persone ove posar pinna come appoggio. Per il resto libertà totale. E il Sogno che scatenato, ordina e impone. Il fucile da pesca nel blu, esattamente quello di Greg, con la stessa testa gorgònia di serpenti, neri, per quanto improbabile ne possa essere il trasporto in aereo, lui e poche aste a pesare quanto un normale bagaglio aereo e ad ingombrare per tre: portalo! Le attrezzature di contorno: portale! E parto, il Sogno che canta, e mi trascina e mi culla nelle lunghe immersioni, talora buie di blu polverosi e vuoti, talora ricche di guizzi argentei e cobalto, le mie pinne a incidere la pelle degli Oceani più diversi.
Ma senza quella apparizione a sorprendermi, a sbigottirmi di meraviglia.
Fino a che, in Atlantico, un giorno tempestoso. Lunghe, pesanti onde grigie. Il cielo scuro, fantasmi di nuvole stracciate a sfiorarne i frangenti. L’acqua buia ma limpida, oltre duecentocinquanta metri sotto la pancia. Una forma subitanea, la coda gigante, la spada aggressiva, scivola sotto di me, mi ferma il cuore, il respiro. L’immagine è cristallizzata nella mente, per sempre, in quel singolo istante di trepidante ammirazione. Poi la realtà urge, l’immagine vibra, si svincola con uno spicinìo. Il Sogno canta, finalmente libero. Rende di colpo significativo quello strano arnese di legno: scendo incontro al Pesce Vela, sparo. Il pesce sembra scomparire con la semplice subitaneità di un sogno. Ma la boa rimbalza da onda in onda, mi sorvola, trascinata dalla forza scatenata della sua fuga. E io mi immergo nell’inseguimento, la mente vuota se non per il nuoto, cattivo, deciso, il respiro a raspare nel boccaglio contro l’orecchio. I dubbi, l’attrezzatura reggerà?, il colpo terrà?, lo mangeranno gli squali?, lo raggiungerò o sarà più veloce di me?: solo ombre grigie nella mente, diluite dalle onde che mi precipitano addosso, dalla visione tantalica delle boe rosse sulla cresta dell’onda sempre successiva, dal blu sempiterno. La boa finalmente, quasi stranamente dopo tanti lunghi minuti di inseguimento, è qui, alla portata delle mie mani. L’afferro. E vengo trascinato per l’Oceano, l’acqua a ruscellarmi contro, dal Pesce che sempre nuota, diretto lontano da quel dolore nel fianco che sempre da vicino lo insegue. Mi tiro piano, una mano dopo l’altra, fino a veder sventagliare la coda enorme, il blu-dorato scintillante del dorso, il ventre candidissimo, la dorsale gigante talmente blu da essere quasi nera ad alzarsi, ancora una volta, in allarme. La sagola pesante in acciaio come una cavezza, gli alzo la testa verso la superficie, evito un lampo della spada, lo afferro e, presto, subito, lo uccido. Il Pesce Vela è mio. L’omologazione per il Record sarà lungo da ottenere, talora noiosa, burocratica. Ma tutto questo è ancora nel futuro. Ora, il respiro che lentamente si calma, ora, il Record è mio! Il Sogno che mormora, lentamente, e si arrotola, soddisfatto. Per il momento. Riccardo A. Andreoli
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